Maladaptive daydreaming: quando sognare ad occhi aperti è un problema

Maladaptive Daydreaming

Ho sempre sentito parlare di “sognare ad occhi aperti” come esperienza normale, piacevole o, come dice Winnicott, come strategia diffusa per fronteggiare l’angoscia (Singer, 1966; Winnicott, 1971; Klinger, 1990).

Ma è stato solo qualche mese fa che ho “scoperto” che esiste una parte disadattiva di questo fenomeno: il Maladaptive Daydreaming (MD).

Di cosa si tratta? Che cos’è il Maladaptive Daydreaming

In linea generale è l’utilizzo eccessivo del sognare ad occhi aperti.

E’ un fenomeno clinico in cui una persona è completamente immersa in una fantasia, in un mondo interno fantastico, spesso in maniera compulsiva, tanto da interferire in diverse aree di funzionamento di vita delle persone (Somers et al., 2017).

In uno studio del 2002, Somers, descrive il quadro clinico di sei pazienti in trattamento per traumi: essi dimostravano di preferire vivere ed impegnarsi attivamente nella costruzione di elaborati mondi fantastici interiori. Tale attività occupava più della metà delle loro ore di veglia, portando così inevitabilmente ad avere ripercussioni negative in ambito sociale e lavorativo.

Somers arriva così a dare la definizione di MD: “un’attività di fantasia estesa che sostituisce l’interazione umana e/o interferisce con il funzionamento accademico, interpersonale o professionale, causando disagio clinicamente significativo e compromissione funzionale”.

La MD è stata considerata come una strategia disadattiva messa in atto per far fronte ad un disagio, come strategia di coping che diviene però disfunzionale in quanto porta la persona ad esserne incontrollabilmente assorbita, arrivando ad un totale ritorno nel mondo fantastico, trascurando gli altri ambiti di vita quotidiana. Bisogna però tenere conto che la ricerca che esplora la fenomenologia di questo costrutto clinico è limitata e contraddittoria (Sharma et al., 2021).
Infatti secondo altri autori, la Maladaptive Daydreaming, proprio per la sua natura gratificante iniziale, per il fenomeno dell’anticipazione e per l’intenso desiderio di ripetere l’azione, sembrerebbe avere peculiarità che suggeriscono una dipendenza comportamentale. La MD, inoltre, sembrerebbe mostrare caratteristiche comuni ad altre dipendenze comportameli, come, per esempio, la dipendenza da giochi online. Sia i dipendenti da giochi online che i sognatori ad occhi aperti disadattivi sembrano, infatti, chiudersi nel loro mondo fantastico, il gioco per i primi, un mondo interiore per gli altri.

Questo vien fatto al fine di fuggire dalle difficoltà della vita reale (escapismo), utilizzando la fantasia per sperimentare cose irrealizzabili nella vita reale o per vivere identità alternative considerate più accettabili (Bigelsen et al., 2011; Ballabio et al., 2017). Demetrovics et al., in uno studio pubblicato nel 2011, sottolineano l’importanza di distinguere la Maladaptive Daydreaming dalle strategie di coping. Essa infatti sembrerebbe avere caratteristiche più simili alle dipendenze comportamentali che a delle strategie funzionali di fronteggiamento delle difficoltà. Come sostenuto da Somers e Jopp nel 2016, la MD sembra essere così gratificante che le persone ne vengono profondamente catturate, in termini di intenso desiderio, tanto da dover inevitabilmente estendere e ripetere “l’immersione” in un mondo fantastico. Tale desiderio è così profondo da sentirne la necessità già al risveglio e provare una sensazione di urgenza e bisogno di continuare a fantasticare quando vengono interrotti (Bigelsen et al., 2016).

Nonostante esista poca letteratura riguardo la MD, ciò che emerge è che le caratteristiche cliniche di questa sindrome, non codificata all’interno del DSM-5 (Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali), sono state osservate in pazienti che presentavano altri disturbi (oltre alle dipendenze comportamentali): disturbo da deficit di attenzione ed iperattività, disturbo d’ansia, disturbo depressivo e disturbi ossessivo-compulsivi (Somers et al., 2018).
La Maladaptive Daydreaming è quindi un disturbo disadattivo che porta, infine, la persona a provare angoscia per aver perso il controllo sulle fantasie e sulla “capacità” di limitarle.

Trattamento del Maladaptive Daydreaming

Non esistono protocolli ufficiali di trattamento del Maladaptive Daydreaming, tuttavia Schupak e Rosenthal in uno studio su caso singolo del 2009, suggeriscono, come efficace, l’introduzione di un antidepressivo comunemente utilizzato nel trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo.

Tuttavia, al di là dell’aspetto farmacologico, sembrerebbe essere efficace un intervento psicoterapeutico che agisca sull’igiene del sonno e sull’identificazione e ristrutturazione dei pensieri e dei comportamenti disfunzionali che entrano in gioco nella MD.

 

 

Vector created by storyset – freepik.com