Godersi il silenzio

silenzio psicologia

Proprio come scrivevano i Depeche Mode: enjoy the silence – godersi il silenzio. Non si pensa mai a quanto sia prezioso il silenzio.

Molti di noi di fronte ai momenti di silenzio si sentono a disagio, imbarazzati.
Si sente come una crescente necessità di riempire quel silenzio. Pensiamo per esempio a quando siamo in ascensore, magari con una persona estranea, avvertiamo come una sorta di tensione, di imbarazzo ed il bisogno di dire qualcosa, di colmare quel silenzio. Per altre persone il silenzio diventa addirittura un qualcosa di intollerabile e che fa rabbrividire. Il silenzio che impone di stare lì, fermo nei propri pensieri.

Siamo abituati ad essere immersi nei rumori che il silenzio diventa un qualcosa di estraneo.

Anche adesso che sto scrivendo, seduta al tavolo in giardino, mi rendo conto che attorno a me ci sono tantissimi rumori. Alcuni più piacevoli, come il fruscio del vento tra le foglie, una raganella e qualche cinguettio, altri più fastidiosi come il rumore di un aspirapolvere di una casa vicina, il trapanare in un’altra casa, un elicottero che passa e ogni tanto qualche sirena di ambulanza o il camion dell’immondizia che svuota il bidone del vetro. Insomma, siamo perennemente immersi nel rumore. Quasi ci illudiamo che possa essere una compagnia alle nostre giornate. La vita urbana è fatta di rumore quotidiano.

Nel corso dell’ultimo secolo sono aumentati gli studi dedicati agli effetti che il rumore ha sul nostro organismo (soprattutto quello inteso – inquinamento acustico).
In uno studio di Lederbogen e coll., pubblicato su Nature nel 2011, veniva utilizzata la risonanza magnetica funzionale per valutare gli impatti della vita urbana/di città sull’elaborazione dello stress negli esseri umani.
Ciò che è emerso è che l’essere immersi nei rumori della vita urbana ha degli effetti sull’amigdala e sulla corteccia cingolata anteriore, regioni fondamentali nella regolazione della produzione di cortisolo e sulla regolazione dello stress.
Il rumore, tra gli altri fattori, potrebbe essere un fattore di rischio, soprattutto per chi vive nelle aree urbane rispetto a chi vive nelle aree rurali, per sviluppare disturbi mentali e psicopatologie: schizofrenia, depressione e stati elevati di ansia (Lederbogen e Meyer-Lindeberg, 2016).
Il rapporto tra salute e rumore è confermato anche in altri studi effettuati all’interno di ambienti sanitari. Ciò che emerge è che negli ospedali in cui è presente un grande quantitativo di rumore, il tempo di recupero e guarigione è maggiore rispetto ad ospedali più “silenziosi” (Mazer, 2010).
In un altro studio è emerso, inoltre, che il rumore sembra incidere negativamente anche sullo sviluppo fisico e cognitivo di neonati pretermine ricoverati nelle Unità di Terapia Intensiva Neonatale (Gilad e Arnon, 2010). Infine, un altro studio ancora, condotto in Unità di Emergenza, ha dimostrato che il rumore ostacola la cura stessa del paziente provocando forti reazioni di stress ed ansia sia nei pazienti che negli operatori sanitari (Short et al., 2010).
Vivere e lavorare in ambienti molto rumorosi porta quindi ad elevati livelli di stress e di generale disagio psicofisico che richiedono, poi, tempo e fatica per essere recuperati. Ecco perché diventa importante introdurre nella propria vita la pratica del silenzio.
In uno studio condotto da Pfeifer del 2020, viene rilevato come il silenzio porti a:

  • migliorare la gestione dello stato di ansia
  • aumentare gli stati di rilassamento
  • migliorare gli stati d’animo in generale
  • modificare la percezione del tempo, intesa come un maggiore orientamento nel qui ed ora
  • potenziare la consapevolezza e il controllo dell’impulsività.

In alcuni studi (Bernardi et al., 2006; Trappe et al., 2016) è stato dimostrato come il silenzio abbia degli effetti positivi anche sul benessere fisico:

  • abbassa la pressione sanguigna diastolica
  • abbassa la frequenza cardiaca
  • abbassa la frequenza respiratoria
  • diminuisce i livelli di cortisolo.

Il silenzio diventa quindi prezioso come l’oro

Secondo alcuni autori è importante praticare il silenzio. Per esempio in uno studio è emerso che sedersi su una sedia comoda, in una stanza da soli per 15 minuti, porta ad una riduzione degli stati di allerta ed ansia e si favorisce l’autoregolazione delle emozioni verso un “polo” emotivo positivo (Nguyen et al. 2017). Viaggiare con i pensieri o con la mente, sognare ad occhi aperti e pensare per piacere, porta le persone a calmarsi, ad autoregolare i propri stati affettivi ed ad aumentare la consapevolezza di sé, alterando, contemporaneamente, la percezione del tempo e dello spazio (Berkovich-Ohana et al., 2013; Thones e Wittmann, 2016). Il rilassamento sembrerebbe inoltre ancora maggiore se si combinano l’ascolto di musica lenta o meditativa a momenti di pause silenziose inserite casualmente (Bernardi et al., 2006).

Nel silenzio i pensieri possono essere strumenti per giungere ad una maggiore autocomprensione, possono portare verso la risoluzione di problemi rilevanti per la vita e fornire un significato alla vita stessa (Morewedge et al., 2014; Christoff et al., 2011 e Baars, 2010). Il silenzio diventa quindi un momento in cui la mente si allena a stare nella lentezza, nella calma e nel momento presente. Trascorrere del tempo nel silenzio e con i propri pensieri ha sicuramente delle implicazioni complesse che si estendono ben oltre il solo bisogno momentaneo di provare emozioni piacevoli.

Foto di Anna Shvets da pexels.com