Aspettative, credenze e pregiudizi: la profezia che si autoavvera

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Nel corso del mio primo anno di studi, preparando l’esame di Psicologia Sociale, mi sono imbattuta nel concetto della Profezia che si autoavvera o autoadempie. E’ un fenomeno che riguarda l’insieme dei meccanismi mentali che fanno sì che determinate nostre aspettative si avverino. Non parliamo di stregoneria o artifici magici, ma di una modalità mentale che tendiamo a mettere in atto e che tenderà a confermare delle nostre credenze o pregiudizi.
Il concetto di profezia che si autoavvera è un concetto introdotto verso la fine degli anni ’40 dal sociologo Merton rifacendosi al Teorema di Thomas:

“Se gli uomini definiscono certe situazioni come reali, esse sono reali nelle loro conseguenze”.

Di cosa si tratta?

Per capire meglio vorrei fare un esempio: devo iniziare un nuovo lavoro, in un nuovo ufficio e con nuovi colleghi. Il primo giorno di lavoro comincio a pensare “non piacerò a nessuno” e questo pensiero me lo trascino per giorni e giorni.

Con questa premessa, molto probabilmente, assumerò un atteggiamento guardingo, difensivo, sarò sospettoso e magari aggressivo sentendomi giudicato. In questo modo i nuovi colleghi saranno indotti, dal mio atteggiamento a reagire con antipatia, per cui la premessa da cui sono partita verrà confermata. Naturalmente, non rendendomi conto di aver messo in atto questo meccanismo, crederò di reagire ai comportamenti degli altri e non di provocarli.

La profezia che si autoavvera è quindi un insieme di meccanismi mentali che mettiamo in atto a conferma di nostre supposizioni o teorie. Se crediamo che qualcosa sia reale, agiremo come se lo fosse e, così facendo, come conseguenza di nostre azioni e nostri atteggiamenti, diventa reale. Siamo convinti di conoscere già il risultato che otterremo e spingendosi verso di esso, metteremo in atto, in modo automatico e non consapevole, comportamenti tali da indurci a muovere con certezza e presunzione come se ci trovassimo di fronte ad una realtà già nota. Si cade nella trappola di un circolo vizioso.
Le aspettative di una persona, le proprie credenze o pregiudizi portano ad assumere un certo tipo di comportamento ed atteggiamento verso qualcosa o qualcuno. Conseguentemente, quel determinato modo di agire stimolerà un certo tipo di risposta da parte dell’ambiente, tale da andare a confermare le proprie aspettative inziali.
Ogni giorno agiamo sulla base di nostre previsioni e questo meccanismo lo possiamo mettere in atto sia quando svolgiamo un compito o quando dobbiamo affrontare una situazione, sia nelle relazioni interpersonali.

Non solo, questo modo di agire lo rivolgiamo spesso anche a noi stessi: per esempio, se al mattino mi alzo e mi sento teso, potrei cominciare a pensare che sono teso perché “so” che qualcosa andrà storto. E con questa sensazione affronterò la giornata come se fosse vero.

Un altro esempio che mi viene in mente arriva proprio da un messaggio scritto da un mio paziente in cui, rispondendo ad una mia domanda, mi scrive “[…] stranamente sta andando tutto bene… sta andando tutto fin troppo bene, tra poco succede qualcosa di brutto secondo me..”. Questo tipo di ragionamento (errato), detto “fare l’oracolo”, ci può portare a predire con certezza un futuro, in realtà, non noto. E questa supposizione ci farà muovere con uno spirito d’azione volto alla conferma stessa del futuro immaginato.
Tutto questo modo di pensare ed agire, come detto, non avviene con consapevolezza. La persona non si rende conto che sta mettendo in atto dei meccanismi e comportamenti disfunzionali a seguito di false aspettative. E questo modo di agire sulla base di convinzioni, pregiudizi e percezioni errate, può portare all’autoinganno.
Diventa quindi fondamentale riconoscere i pensieri, le emozioni e i comportamenti che condizionano il modo di percepite la realtà; capire quanto siamo «agganciati», «ancorati» e convinti delle proprie credenze e identificare i comportamenti che potrebbero mantenerle attive. Questo è importante per rompere quel circolo vizioso fatto di aspettative disfunzionali e di comportamenti che le realizzano.

Ciò al fine di attuare eventuali strategie di miglioramento, quali imparare a osservare come la realtà possa modificarsi a seconda di come noi la guardiamo e che tenendo in considerazione più punti di vista, ci permette di avere maggiore possibilità di scelta.

Foto di Gantas Vaičiulėnas da Pexels